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venerdì 5 maggio 2017

IL GRANDE TORINO

IL GRANDE TORINO
« Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto "in trasferta". » (Indro Montanelli, dal Corriere della Sera del 7 maggio 1949)

Col nome di Grande Torino si indica la società calcistica italiana dell'Associazione Calcio Torino nel periodo storico compreso negli anni quaranta del XX secolo, pluricampione d'Italia i cui giocatori erano la colonna portante della Nazionale italiana, nonché una delle formazioni più forti del mondo, e che ebbe tragico epilogo il 4 maggio 1949, in quella sciagura aerea nota come Tragedia di Superga nella quale l'intera squadra perse la vita.[1]
Con questo nome, benché si identifichi comunemente la squadra che perì nella sciagura, si usa definire l'intero ciclo sportivo, durato otto anni, che ha portato alla conquista di cinque scudetti consecutivi, eguagliando così il primato precedentemente stabilito dalla Juventus del Quinquennio d'oro, e di una Coppa Italia.

Come Naque
Quella del 1941/42 è una rosa ormai molto competitiva e collaudata ma, come accennato, le due capitolazioni che costano la partecipazione alla Coppa Italia e le ambizioni di scudetto avvengono tutte contro la stessa squadra, il Venezia di Mazzola e Loik.
Il primo è un regista sopraffino, il secondo un'ala veloce; sono già perni della Nazionale di Pozzo. Novo intuisce che sono le ciliegine che mancano alla torta per rendere la squadra imbattibile. Al termine di un Venezia-Torino, terzultima di campionato, che in pratica mette fine ai sogni tricolore dei granata, Novo scende negli spogliatoi e tratta direttamente l'acquisto dei due, che finiranno sotto la Mole per 1.400.000 lire dell'epoca insieme ad altri due giocatori (Petron e Mezzadra).
Particolare curioso: sulle tracce dei due c'era anche la Juventus, venivano seguiti da Virginio Rosetta, e più volte l'affare con i bianconeri pareva quasi sul punto di essere concluso. Poiché il presidente bianconero Piero Dusio tergiversava, il dinamismo di Novo scombussolò i piani dei cugini e diede allo scacchiere tattico quelle due ciliegine che mancavano. Così nasceva l'undici destinato ad essere ricordato come il Grande Torino.
Al via della stagione 1942/43, a disposizione dell'ungherese Kuttik, c'è una rosa che comprende giocatori di prim'ordine: gli esperti portieri Bodoira e Cavalli; difensori di esperienza come Ferrini ed Ellena e di qualità come Piacentini e Cassano; a centrocampo i veterani Baldi e Gallea, con i nuovi Ezio Loik e Mazzola; davanti Menti e Ferraris, senza dimenticare ovviamente Gabetto e Ossola.
Sulla carta è il Toro la squadra da battere, eppure la partenza non è delle migliori: il Toro si trova così a lottare contro la sorpresa Livorno. Questo duello dà vita ad un campionato avvincente, risolto solo all'ultima giornata quando il Toro, con un gol di Mazzola, espugna Bari.
Il Toro riesce a vincere anche la Coppa Italia proprio contro il "terribile" Venezia dell'anno prima e diventa la prima squadra a centrare una simile "doppietta". La partita si gioca a Milano e i granata, grazie ad una doppietta di Gabetto e reti di Mazzola e Ferraris II, ottengono la vittoria con un secco 4-0.

Campionato di guerra 1944

Nel 1944 l'Italia, ormai devastata dalla guerra, è spezzata in due dalla linea gotica. Il regime fascista è caduto, l'esercito americano avanza nel sud della penisola. Eppure i campionati di calcio vanno avanti e, su decisione della Federazione, hanno un'organizzazione a gironi. I trasferimenti sono comunque difficoltosi poiché i bombardamenti degli Alleati, interrompendo sovente i collegamenti ferroviari, costringono chi viaggia ad affrontare lunghi percorsi a piedi.

Il connubio Torino FIAT, rinforzato da Silvio Piola e protagonista nel campionato di guerra 1944
Per evitare i rischi di chiamata alle armi, molte squadre si ingegnano: con astuzie diplomatiche, assicurano i propri campioni alle industrie più importanti del paese, facendoli passare come elementi indispensabili alla produzione dell'industria bellica nazionale, riuscendo di fatto ad esentarli dall'impiego al fronte. I granata di Novo trovano così una collaborazione con la FIAT, dando vita al Torino FIAT, un nome simile a quello di una compagine aziendale: in effetti, Mazzola e gli altri, per salvare le apparenze, sono di fatto inquadrati come operai nella casa automobilistica degli Agnelli; alcune foto dell'epoca li ritraggono al tornio e alle macchine utensili. I cugini della Juventus, del resto, similmente erano emigrati a loro volta ad Alba per abbinarsi alla Cisitalia, fabbrica d'auto appartenente all'allora presidente bianconero Piero Dusio.
Nel Torino giocano il portiere Luigi Griffanti, del "giro azzurro", prelevato dalla Fiorentina, e il vercellese Silvio Piola, centravanti proveniente dalla Lazio, salito al Nord per prendere la famiglia e portarla nella Capitale, e rimasto invece bloccato in Alta Italia in seguito all'armistizio.
Nel campionato di guerra giocato al Settentrione, nella prima fase a gironi, il Torino è inserito nel girone Ligure-Piemontese. La squadra batte per 7-1 Genoa e Biellese, per 7-0 l'Alessandria, per 8-2 il Novara e per 5-0 la Juventus. Nel girone di semifinale se la vede con l'Ambrosiana-Inter, il Varese e i cugini bianconeri; nei derby arriva una sconfitta per 1-3 e un pareggio per 3-3, poi arriva la vittoria contro le lombarde, aggiudicandosi così la fase finale a tre – assieme a VV.FF. Spezia e Venezia – che si gioca all'Arena Civica di Milano.
Il Torino alla fine perderà il torneo, complice un incontro non ufficiale della Nazionale, organizzato per motivi di propaganda, disputato a Trieste due giorni prima della sfida contro gli spezzini. Nonostante la trasferta resa difficoltosa dalle operazioni di guerra, il presidente Novo, sottovalutando gli avversari, rifiuta la proposta della Federazione di rinvio della gara contro i liguri che, più freschi, non lasciano Milano. I "Vigili del Fuoco", che venivano dal pareggio 1-1 contro il Venezia, nell'incontro decisivo prevalgono per 2-1, rendendo dunque inutile la successiva vittoria dei granata contro i lagunari per 5-2.

1945: dopo la Guerra, torna anche il calcio

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale l'Italia si ritrovò in macerie e spezzata in due. Gli accaniti combattimenti lungo la Linea Gotica dell'inverno 1944 avevano gravemente compromesso, se non distrutto, le linee di comunicazione sull'Appennino, rendendo assai difficoltosi gli spostamenti fra la Pianura Padana e la penisola. In queste condizioni, la Federazione decise di far ripartire il campionato di calcio con una formula una tantum. Per la prima volta dal 1929, il torneo non fu disputato a girone unico.
Nel Nord del paese fu organizzato un Campionato dell'Alta Italia (ufficialmente Divisione Nazionale) che si poneva in continuità con quello prebellico di Serie A, essendovi ammesse tutte le società che avrebbero avuto titolo a partecipare alla massima serie della soppressa stagione 1943-1944. Nel Meridione la situazione era ancora più complessa, non essendoci ivi sufficienti società aventi titolo alla massima serie. La soluzione fu trovata organizzando un Torneo Misto fra le squadre di Serie A e quelle di Serie B.
Solo alla conclusione dei due raggruppamenti le prime quattro classificate di ogni campionato si sarebbero qualificate al girone finale che avrebbe determinato la vincitrice dello scudetto, con una formula che ricordava non poco quella dei campionati precedenti il 1926, con l'unica differenza che in quegli antichi tornei si qualificavano alla finalissima nazionale solo due squadre. Per questo complesso meccanismo il campionato 1945-1946, pur comparendo regolarmente negli albi d'oro, non è assimilato a quelli di Serie A e non compare nelle relative statistiche.

Il "Grande Torino" del 1945-1946
Così il 14 ottobre del 1945 riparte il campionato dei granata con lo scudetto sulle maglie. Ferruccio Novo ha dato alla squadra l'assetto definitivo con l'arrivo del portiere Valerio Bacigalupo dal Savona, del terzino Aldo Ballarin dalla Triestina dalla quale era già stato "pescato" Giuseppe Grezar, il rientro dall'Alessandria di Virgilio Maroso, del centromediano Mario Rigamonti dal Brescia, del laterale Eusebio Castigliano, vercellese come Pietro Ferraris, dallo Spezia.
Praticamente difesa rivoluzionata e attacco identico al passato, per questa squadra che Novo affida al torinese purosangue Luigi Ferrero, valida ala sinistra granata dell'immediato anteguerra, che come allenatore si era ben comportato a Bari.
Alla prima giornata c'è subito il derby e subito la prima sconfitta: decide Silvio Piola - passato ai bianconeri dopo la parentesi granata del 1944 - con un rigore. Nelle due giornate successive il Torino realizza undici gol senza subirne nessuno contro Genoa e Sampierdarenese, iniziando una travolgente marcia nel suo girone, che lo porterà a battere tutti i record. I granata battono la Juventus nel derby di ritorno, in calendario a gennaio ma recuperato a metà marzo, con una rete di Eusebio Castigliano. Il girone si chiude con tre punti di vantaggio sull'Inter, seguito da Juventus e Milan. Nel girone finale accedono anche, dal Sud, Napoli, Bari, Roma e Pro Livorno.
Il quarto d'ora granata

Fase di gioco di una gara del Torino allo stadio Filadelfia
Il famoso quarto d'ora granata era un momento particolare della partita, dedicato al pubblico dello Stadio Filadelfia, dove il Torino giocava le partite casalinghe. Sugli spalti la gente aspettava quei quindici minuti e i giocatori si divertivano a farlo attendere. Quando la squadra avversaria non era temibile, i calciatori del Torino erano soliti giocare volutamente al di sotto delle loro potenzialità, finché partivano tre squilli di tromba dalla tribuna di legno dove era presente tale Oreste Bolmida, un tifoso particolare di professione ferroviere. Da quell'istante partiva il quarto d'ora granata: Valentino Mazzola si rimboccava le maniche, dando il segnale del cambiamento, e la squadra aumentava il ritmo. Il tutto ebbe inizio nella primavera 1946, allorché si ebbero diverse partite sfociate in goleade realizzate in quindici minuti,la più incredibile lo 0-7 allo Stadio Nazionale contro la Roma il 28 aprile 1946. Una volta messo al sicuro il risultato, il Torino addormentava la partita, limitandosi al controllo della stessa, praticamente facendo il minimo necessario in un quarto d'ora.
A volte la tromba veniva suonata anche quando il Torino era in difficoltà, oppure quando era sotto, come successe il 30 maggio 1948 quando perdeva 0-3 in casa contro la Lazio e il risultato fu ribaltato per il definitivo 4-3.
L'inizio è travolgente: il Torino gioca a Roma, e realizza sei gol in mezz'ora, uno ogni cinque minuti; nel secondo segna un altro gol. Fra le altre partite finite in goleada c'è il 7-1 al Napoli e il 9-1 dell'ultima giornata con la Pro Livorno. La Juventus batte il Torino all'andata (ancora un rigore di Silvio Piola) e alla penultima giornata guida con due punti di vantaggio. Nel derby di ritorno il Torino, con un gol di Guglielmo Gabetto, aggancia i bianconeri in testa alla classifica.
All'ultima giornata, come già scritto, i granata rifilano al Filadelfia nove reti al Pro Livorno, mentre la Juve a Napoli non riesce ad andare oltre l'1-1. È scudetto per il Torino, il terzo della sua storia, il secondo trionfo dello squadrone di Ferruccio Novo.

Campionato 1946-1947

Le ferite della guerra si stanno rimarginando e il calcio torna al girone unico. II campionato, per la difficoltà immediata di mettere in fila le sedici migliori, si disputa con un gigantesco torneo a venti squadre, quindi 38 giornate che occupano l'attenzione dei tifosi da settembre al luglio successivo. II Torino non ha apportato modifiche sostanziali al suo telaio, ma ha rafforzato il parco giocatori. Insieme al ritorno di Romeo Menti, arrivano il mediano mantovano Danilo Martelli dal Brescia, il terzino-stopper Francesco Rosetta del Novara, il portiere Dante Piani, il vercellese Guido Tieghi. Ancora sotto la guida dell'allenatore Luigi Ferrero, l'undici granata comincia il campionato con un pareggio casalingo con la Triestina, all'esordio, e dopo la vittoria di misura in casa della Lazio un altro pareggio con la Sampdoria, poi la sconfitta in casa del Venezia, che retrocederà a fine stagione.
Alla quinta giornata c'è il derby: con la Juventus finisce 0-0. Dopo cinque giornate il Torino è riuscito a collezionare cinque punti. Dalla sesta giornata il Torino ottiene sei successi consecutivi e alla tredicesima giornata è in testa. All'ottava giornata, 10 novembre 1946, arriva al Filadelfia il Bologna imbattuto da sette partite, con il portiere Glauco Vanz che non ha ancora subito un gol dall'inizio del torneo. Dopo pochi minuti Giuseppe Grezar non trasforma un rigore, quindi i granata chiudono il Bologna nella sua metà campo. Intorno al 20' la palla giunge a Eusebio Castigliano che dal limite dell'area tira al volo «mettendo nel tiro la volontà di vittoria di tutta la squadra», scrivono le cronache di allora. Il Torino poi va a vincere per 4-0. Negli spogliatoi si sentirà il presidente Dall'Ara gridare ai suoi: «Ma siete ammattiti, non sapete che nel Torino segnano anche i mediani? E ne lasciate libero uno! Sapete almeno chi è Castigliano?»

Il Torino Campione d'Italia 1946-1947
II successo più sonante di questa fase arriva con la Fiorentina, 7-2. Il Torino perde la testa della classifica quando viene sconfitto dall'Alessandria. Insieme al pareggio interno con il Modena che arriva due settimane dopo, è l'ultima volta che il Torino perde punti prima della fine dal torneo. Dal ventunesimo turno i granata tornano soli al comando rafforzando via via la loro posizione, finendo per vincere il torneo con dieci punti di vantaggio sui bianconeri. I granata, dopo un ultimo passo falso con la Sampdoria (l'unica formazione che in questo torneo riesce a portare via al Torino tre punti su quattro) infilano una serie finale di sedici partite utili consecutive, delle quali quattordici sono vittorie, a cominciare da quella nel derby propiziata da Guglielmo Gabetto, per andare ad altri successi come i cinque gol all'Inter e all'Atalanta, i sei al Vicenza, al Genoa e al Milan. Quell'attacco conclude con 104 gol all'attivo, una media di quasi tre a partita, e con Valentino Mazzola capocannoniere.

Campionato 1947-1948



Mario Sperone
Il Torino è stata la prima squadra fin dal 1945 a riallacciare contatti internazionali con club inglesi e svizzeri. II commissario tecnico azzurro Vittorio Pozzo sperimenta una Nazionale dove trovano posto soltanto Aldo Ballarin, Virgilio Maroso e Valentino Mazzola e in novembre l'Italia viene sonoramente sconfitta a Vienna per 5-1.
La Serie A 1947-1948 è stato il campionato più lungo della storia del calcio italiano, disputato da ventuno squadre per motivi geopolitici, con il recupero della Triestina che era finita in Serie B: un campionato che ha inizio a metà settembre e si concluderà alla fine del giugno seguente praticamente senza interruzioni, occupando quaranta giornate.
Se n'è andato l'allenatore Luigi Ferrero, la guida viene assunta da Mario Sperone con Roberto Copernico direttore tecnico; intanto rientra come prezioso consigliere di Novo anche Ernest Erbstein, dopo aver dovuto nascondersi a lungo per le persecuzioni razziali. La campagna acquisti porta alla rosa il terzino spezzino Sauro Tomà e il rumeno Fabian, attaccante.
Il Torino debutta con un 4-0 al Napoli, che al termine del campionato verrà retrocesso all'ultimo posto per un tentativo di illecito e andrà in Serie B insieme alla Salernitana, al Vicenza e all'Alessandria. Gioca ancora, e segna, Pietro Ferraris, ormai sulla via del tramonto, che nel corso della stagione verrà rilevato da Franco Ossola.
Dopo una sconfitta alla seconda giornata in casa del Bari, la squadra vince per 6-0 sulla Lucchese e 7-1 sul campo della Roma. In quest'annata crollano tutti i record; alcune partite fanno storia, come il 10-0 all'Alessandria[1] o il 5-0 alla Fiorentina il giorno di Capodanno, con Guglielmo Gabetto che attira Giuseppe Moro in uscita, gli alza la palla sul capo con un tocco di ginocchio, scatta oltre il portiere e si porta il pallone in rete. Ventuno reti in sei giornate non bastano a liberare il Torino della concorrenza di Juventus e Milan. Nel primo derby il Torino pareggia, poi arriva la sconfitta di Bologna grazie a una rete del centravanti Gino Cappello e il Milan ne approfitta per staccarsi.
C'è un 7-1 alla Salernitana, un 5-0 all'Inter firmato da tutti e cinque gli uomini dell'attacco granata, poi arrivano sei reti alla Triestina e le cinque alla Fiorentina di cui già si è già detto più sopra.

Una formazione del "Grande Torino" nel 1947-1948
Alla penultima giornata del girone di andata, nel confronto diretto il Milan batte il Torino per 3-2. Il Torino termina così la prima metà di campionato staccato di due punti dal Milan e alla ventiquattresima i punti di differenza sono diventati quattro (33 a 37) complici due pareggi con Napoli e Lucchese.
Per tre giornate consecutive (dalla ventiquattresima alla ventiseiesima) il Torino avanza a suon di quattro gol con Roma, Vicenza e Pro Patria; rallenta la domenica successiva pareggiando il derby con la Juventus, ma quel punto basta per raggiungere i rossoneri. Due giornate insieme al comando, poi la "fuga" con ventuno giornate di campionato senza più perdere dopo quella sconfitta all'andata col Milan. I punti di vantaggio alla fine saranno sedici quando il campionato si conclude ormai in estate, con sei successi consecutivi finali. In particolare, dopo il parziale 3-0 contro la Lazio, la squadra riesce a ribaltare il risultato con una doppietta di Eusebio Castigliano, una rete di Guglielmo Gabetto e una di capitan Valentino Mazzola, in mezz'ora. La squadra conclude con 29 vittorie su 40 partite, 125 gol segnati, una cinquantina in più di Milan e Juventus, alla media di 3,12 a partita, 33 goal subiti (miglior difesa).
Essendo un campionato a ventuno squadre per il ripescaggio della Triestina, ogni domenica una squadra riposava. II turno di riposo del Torino cade proprio l'ultima domenica di campionato e i granata se ne partono per una tournée in Sudamerica con sette giorni d'anticipo e lo scudetto in tasca.
I bomber sono Mazzola (25 reti) e Gabetto (23), che seguono Giampiero Boniperti della Juventus con 27 gol.

Campionato 1948-1949

È passata una breve estate dalla fine del campionato precedente, in cui ai Giochi di Londra '48 l'Italia si ripresenta per riprendere le competizioni ufficiali. Precocemente eliminata, Vittorio Pozzo perde il posto di commissario unico azzurro, e Ferruccio Novo prende il suo posto.

Il Torino 1948-1949
Dopo alcune amichevoli estive, riparte il campionato a metà settembre, con un Torino sostanzialmente identico a quello dei precedenti scudetti; c'e il solo Franco Ossola stabilmente al posto di Pietro Ferraris che, a 36 anni, si trasferisce al Novara. Arriva il mediano Rubens Fadini dalla Gallaratese; Dino Ballarin, fratello di Aldo, portiere del Chioggia; il terzino Piero Operto dal Casale; l'ungaro-cecoslovacco Giulio Schubert, mezzala sinistra; gli attaccanti Emile Bongiorni e Ruggero Grava rispettivamente dal Racing Parigi e dal Roubaix-Tourcoing.
II Torino si presenta al campionato dopo la lunga tournée in Brasile in cui ha incontrato Palmeiras, Corinthians, San Paolo e Portuguesa, perdendo una sola volta. In questo torneo, ridimensionato a venti squadre dopo le quattro retrocessioni e le tre promozioni, guida le operazioni granata Ernest Erbstein, in veste di direttore tecnico, con l'inglese Leslie Lievesley allenatore.
In stagione arrivano anche alcuni infortuni a Virgilio Maroso, Eusebio Castigliano, Romeo Menti e Sauro Tomà, più una lunga squalifica ad Aldo Ballarin. I granata, che all'esordio hanno battuto la Pro Patria, subiscono alla seconda giornata una sconfitta dall'Atalanta; si riprendono con cinque successi consecutivi, fra cui quello del derby, perdendo nuovamente, a Milano, contro i rossoneri.
II Torino ogni tanto cede la posizione di testa, poi la riconquista. Termina il girone d'andata al primo posto alla pari con il Genoa, dal quale ha subito la terza sconfitta stagionale per 3-0 maturato nella ripresa, che sarà anche l'ultima del campionato. Nel derby di ritorno i granata battono per 3-0 la Juventus.

Il Torino dei "ragazzi"
II vantaggio in classifica così aumenta, e il Torino arriva ad accumulare fino a sei punti sull'Inter portatasi al secondo posto. Arrivano poi un paio di pareggi (a Trieste e a Bari) così da portare, alla vigilia della trentaquattresima giornata (ne mancano cinque alla fine), il 30 aprile del 1949, i nerazzurri a quattro punti dai granata. Li attendono a Milano nello scontro diretto, che finisce 0-0, avvicinandosi così alla conquista del quinto scudetto consecutivo (sarebbe stato record eguagliato).
La squadra va così in Portogallo a giocare un'amichevole contro il Benfica. Nel viaggio aereo di ritorno la squadra perirà nel disastro di Superga.

Benfica-Torino, l'ultima partita


Genova, 27 febbraio 1949: Italia-Portogallo
Francisco Chico Ferreira era capitano del Benfica e del Portogallo. Con Mazzola si erano incontrati a Genova a fine febbraio come capitani delle rispettive Nazionali nella partita che ha visto l'Italia vincere per 4-1. Nel corso dei festeggiamenti del dopo-partita, come era prassi allora, i giocatori si erano trovati a fraternizzare tra loro, così i due capitani presero a conoscersi con interesse. Questa simpatia reciproca fa in modo che il comitato organizzativo della festa in omaggio a Ferreira (che era, appunto, un semplice omaggio sportivo e non un addio al calcio, come lo stesso Ferreira conferma in un'intervista a «Mundo Desportivo», il 29 aprile 1949, quindi tre giorni prima di quella partita[10]), prevista per il maggio di quell'anno, decida di invitare il Torino. L'invito viene accettato e il 1º maggio 1949 il Torino arriva a Lisbona per affrontare, due giorni dopo, il Benfica di Ferreira e di Rogério Pipi. All'Estádio Nacional do Jamor le due squadre mostrano uno spettacolo degno del loro blasone, segnando in totale sette reti. Il Benfica conquista quindi la «Coppa Olivetti», trofeo messo a disposizione per l'occasione dagli stabilimenti SIDA, rappresentanti dell'Olivetti in Portogallo[11]. Dopo la partita, le due squadre si riuniscono per una cena «di fratellanza» al Ristorante Alvalade di Campo Grande, a Lisbona, insieme ai dirigenti delle due società e ad altre figure eminenti dello sport e del giornalismo di quel tempo. Pare che un principio di accordo fosse stato fatto con il Bologna del presidente Dall'Ara, ma, per Ferreira, era certo che avere il Torino avrebbe garantito uno stadio esaurito in ogni ordine di posto.
Il Grande Torino a fine stagione del campionato precedente era partito per una tournée in Brasile e di recente aveva disputato una partita a Bruxelles per inaugurare il nuovo stadio del Racing Club. La società rimpinguava il bilancio e i giocatori intascavano premi partita.

La formazione dell'ultima partita del Grande Torino
Benfica-Torino fu decisa per il 3 maggio, un martedì. Quindi Inter-Torino, partita di cartello di un campionato a cinque giornate dalla fine, è giocata come anticipo, al sabato, e conclusasi 0-0 restando così a quattro punti dai nerazzurri.
La partenza sarebbe avvenuta direttamente da Milano il giorno dopo. Dei giocatori non facevano parte della comitiva il difensore Sauro Tomà bloccato a Torino da un infortunio e un deluso Renato Gandolfi, il secondo portiere, a cui solo all'ultimo era stato detto che in Portogallo non sarebbe andato. Aldo Ballarin aveva convinto il presidente Novo a "premiare" per questo incontro amichevole suo fratello Dino Ballarin che in rosa era il terzo portiere. Novo insieme a Roberto Copernico erano rimasti a Torino; Agnisetta e Civalleri erano i dirigenti accompagnatori con Bonaiuti responsabile della trasferta; per l'area tecnica c'erano Leslie Lievesley, Ernest Erbstein, e poi il ruolo importante del massaggiatore Osvaldo Cortina. Facevano parte della comitiva anche i giornalisti Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo, padre di Giorgio Tosatti) e Luigi Cavallero (La Stampa).

L'arrivo all'aeroporto di Lisbona
Quest'ultimo prese il posto di Vittorio Pozzo. Pozzo era l'inviato sportivo de La Stampa di Torino ma, visto il recente avvicendamento sulla panchina della Nazionale e le incomprensioni che erano nate tra lui e Novo, il suo nome non era molto gradito in quel periodo dalla società del Torino (aveva deciso di andare a Londra alla finale della Coppa d'Inghilterra). Il fato salverà la vita anche a Nicolò Carosio, la celebre voce sportiva, a cui la società granata aveva garantito un posto sul trimotore in rotta per Lisbona, ma colui che aveva inventato la radiocronaca sportiva aveva dovuto rinunciare: impossibile far coincidere la trasferta con la cresima di suo figlio.
Il Torino parte quindi dall'aeroporto di Milano per Lisbona sul trimotore Fiat G.212.
Il 3 maggio 1949, allo Stadio Nazionale di Lisbona, è in campo di fronte a una folla di quarantamila spettatori con Bacigalupo, A. Ballarin, Martelli, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola e Ossola. Per il Benfica: Contreros, Jacinto, Fernandes, Morira, Felix, Ferreira, Corona, Arsenio, Espiritosanto, Melao, Rogério. Entrano a partita in corso Fadini al posto di Castigliano e Bongiorni al posto di Gabetto. Nei portoghesi invece si avvicendano il portiere Contreros con Machado, Corona con Batista, Espiritosanto con Julio. È Ossola, con la collaborazione di Grezar, Menti e Gabetto, ad aprire le marcature al 9'. Dopo dieci minuti i biancorossi prima pareggiano e poi con una doppietta di Melao e una rete di Arsenio chiudono il primo tempo in vantaggio 3-2 (il momentaneo 2-2 è di Bongiorni). Nel secondo tempo il Benfica allunga il passo con Rogerio e all'ultimo minuto Mazzola viene atterrato mentre si dirige verso la porta: l'arbitro decide quindi per il rigore, trasformato in gol da Menti. La partita finisce 4-3.

La tragedia di Superga


« Un crepuscolo durato tutto il giorno, una malinconia da morire. Il cielo si sfaldava in nebbia, e la nebbia cancellava Superga. »
(Cinegiornale "Settimana Incom")
« Dice il cappellano della Basilica: "Ho sentito un rombo, paurosamente vicino, poi un colpo, un terremoto. Poi il silenzio. E una voce di fuori "È caduto un apparecchio!" »
(Cinegiornale "Settimana Incom")
Al rientro da Lisbona, il 4 maggio 1949, il trimotore FIAT G. 212 delle Avio Linee Italiane trovò una fitta nebbia che avvolgeva Torino e le colline circostanti. Alle ore 17:05, fuori rotta per l'assenza di visibilità, l'aeroplano si schiantò contro i muraglioni di sostegno del giardino posto sul retro della Basilica di Superga.

La folla presente ai funerali
L'impatto causò la morte istantanea di tutte le trentuno persone di bordo, fra calciatori, staff tecnico, giornalisti ed equipaggio. Per la fama della squadra, la tragedia ebbe una grande risonanza sulla stampa mondiale, oltre che in Italia. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scese in piazza a Torino per dare l'ultimo saluto alla squadra.
Il Torino fu costretto a schierare la formazione giovanile nelle ultime quattro partite, e lo stesso fecero gli avversari di turno; il Torino fu proclamato vincitore del campionato a tavolino.
L'impressione fu tale che l'anno seguente la Nazionale scelse di recarsi ai Mondiali in Brasile con un viaggio in nave di tre settimane.

Dino Zecchini

mercoledì 8 febbraio 2017

la tifoseria del Milan

Fossa Dei Leoni
La Fossa dei Leoni è stata un'associazione di tifosi del Milan, nata nel 1968. Fu il primo gruppo ultras vero e proprio nato in Italia.Nacque quando un gruppo di ragazzini iniziò a ritrovarsi presso la rampa 18 dei settori popolari dello Stadio di San Siro, indossando la maglia del Milan e portando bandiere e sacchetti di coriandoli.
Negli anni la Fossa è stata un modello per numerosi gruppi ultras italiani, entrando anche nella storia del cinema in seguito all'interpretazione, da parte di Diego Abatantuono, del "ras della Fossa" nel film Eccezzziunale veramente. È stata sciolta il 17 novembre 2005 in seguito alle polemiche relative a uno striscione rubato dopo la partita Milan-Juventus del 29 ottobre 2005. La decisione dei dirigenti della Fossa di terminare l'esperienza arrivò in un contesto di minacce e aggressioni e di un conflitto strisciante tra tifosi, durante il quale la Fossa fu accusata da altri gruppi ultras di aver richiesto l'intermediazione della Digos per ottenere la restituzione dello striscione (comportamento inaccettabile secondo le logiche ultras).
Tale accusa tuttavia, non è mai stata dimostrata e, secondo alcuni osservatori e commentatori, lo scioglimento del gruppo è da ricondursi a questione politiche (la Fossa era da tempo entrata in contrasto con gli altri gruppi ultras milanisti, legati ad ambienti di destra) ed economiche (il controllo della gestione dei biglietti, del merchandising e dell'organizzazione delle trasferte, la fossa per anni sarà protagonista di numerose iniziative di beneficenza tra cui la raccolta fondi per la ricerca sul cancro, anche sè non espresse una sua chiara ideologica politica, la fossa fù associata ad ambienti di sinistra, poichè la maggior parte dei suoi iscritti era iscritta a partiti di sinistra, ò almeno apparteneva ad i centri sociali.

Brigate Rossonere
 Le Brigate Rossonere (BRN), nascono nel 1975 dall'unione di due gruppi: "Cava del demonio" e "Ultras". Insieme alla Fossa dei Leoni e con i Commandos Tigre hanno costituito l'asse portante della curva sud rossonera per 30 anni. Alla loro creazione parteciparono anche Toni Negri e Bifo Berardi.
La prima uscita dello striscione delle Brigate avvenne il 19 ottobre 1975 per un Bologna-Milan.
Per anni sono stati uno dei gruppi all'avanguardia nell' organizzazione del tifo e delle coreografie. E' delle "Brigate" l'allargamento dello strumento della vendita di materiale da stadio (adesivi, sciarpe, magliette, foulards, bandiere, spille e posters) non più col solo simbolo del Milan ma con il proprio "logo" per autofinanziamento. La raccolta di notevoli quantità di denaro ha permesso al gruppo di poter portare tantissimi ragazzi a San Siro e, soprattutto, in trasferta a prezzi ridotti; allargando in tal modo il numero dei propri associati.
Nel 1995 sono state al centro di un triste avvenimento accaduto allo stadio Marassi di Genova prima di un Genoa-Milan, quando un giovane tifoso genoano fu accoltellato all'addome da un esponente di un gruppo di milanisti giunti nella città ligure separatamente dal resto della curva. In seguito, questo gruppetto fu ricondotto a una scissione delle stesse Brigate. Il direttivo in seguito a questi fatti fu ricomposto, salvando le storiche Brigate da un sicuro scioglimento, come la Fossa anche le Brigate saranno protagoniste di numerose iniziative di beneficenza tra cui la raccolta fondi per la ricerca sul cancro, come la Fossa anche le brigate furono associate ad ambienti di sinistra all'inizio ma poi con la scissione del gruppo alla fine degli anni 80 in due striscioni gruppo "brigate" a destra è gruppo "rossonere" a sinistra, si sono sciolte nel 2008.

Commando Tigre
Nati nel 1967 dall'unione tra Commandos Clan e Fedelissimi, i Commandos Tigre si posizionano fino al 1985 nei distinti nord (attuale primo anello verde). Nel 1985 si sposteranno al primo anello della curva sud andando a formare, con la Fossa dei Leoni e le Brigate Rossonere, la triade Commandos-Fossa-Brigate che per 20 anni guiderà la curva sud. Vivono il periodo di maggiore crescita a livello numero (circa 2.000 tesserati) nel decennio del Milan di Sacchi e Capello.
Il gruppo attualmente ha sospeso la propria attività allo stadio, ma a differenza di quanto riportato in un falso comunicato non è sciolto, al contrario di Fossa e Brigate i commandos furono associati ad ambienti di destra.

Dino Zecchini

mercoledì 25 gennaio 2017

LEICESTER CITY

Il Leicester city è nato nel 1884 il loro allenatore attuale Claudio Ranieri e nessuno nel mondo ci credeva nella vittoria del campionato inglese della stagione 2015/2016, però quest'anno va malissimo ma ha passato la fase a gironi di champions league come prima in classifica avendo sempre gli stessi giocatori
DAVIDE BERRUTO

CHELSEA FC

Il Chelsea è nato nel 1905 e sono soprannominati the blues. il loro allenatore Antonio Conte dove lui va nelle squadre importanti ad allenare il primo anno riesce a vincere il campionato
DAVIDE BERRUTO.

martedì 24 gennaio 2017

Scuderia Ferrari: storia di una grande squadra di F1





A cura di Gianmarco Lippolis




La Scuderia Ferrari è una squadra corse italiana, ora sezione sportiva della casa automobilistica Ferrari.
Fondata da Enzo Ferrari nel 1929, nel corso dei decenni si è imposta come una delle più note e titolate squadre nel panorama dell'automobilismo sportivo mondiale. Ha principalmente legato il suo nome al Campionato del Mondo di Formula 1, in cui è presente fin dalla sua istituzione e in cui ha conquistato 15 volte il Titolo Piloti e 16 quello Costruttori. Ha inoltre riportato numerosi successi nelle competizioni per vetture Sport Prototipo e Gran Turismo come il Campionato del Mondo Sport Prototipi, dove ha vinto 12 Titoli Costruttori, e gare di durata come la 24 Ore di Le Mans, la 24 Ore di Daytona e la 12 Ore di Sebring. Tra i suoi trionfi più prestigiosi annovera vittorie nelle tre maggiori competizioni mondiali su tracciato stradale ovvero la Targa Florio, la Mille Miglia e la Carrera Panamericana.
Dal 1929 al 1937 è stata allestita dalla S.A. Scuderia Ferrari, che correva con automobili fornite esclusivamente dalla Alfa Romeo, rappresentando il reparto corse della casa automobilistica del biscione. Nel 1939, dopo due anni di sospensione dell'attività agonistica, la squadra è rinata, questa volta indipendente, sotto il nome di Auto Avio Costruzioni e dal 1947 ha ripreso la denominazione Scuderia Ferrari. La divisione della Ferrari a cui è delegato l'allestimento della Scuderia Ferrari è la Gestione Sportiva; il supporto a team e clienti che competono con vetture Ferrari proprie è delegato invece al dipartimento Ferrari Corse Clienti.
In conseguenza a contratti di sponsorizzazione o di collaborazione tecnica, nella denominazione della squadra può essere accostato il nome dello sponsor di turno. Al 2013, è la scuderia motoristica sportiva più ricca tra quelle della Formula 1 e della NASCAR, piazzandosi inoltre al 21º posto nella classifica delle 50 società sportive più ricche del globo, con un valore complessivo stimato in 1,2 miliardi di dollari; i suoi contratti pubblicitari con Marlboro, Banco Santander e Shell hanno un valore di circa 250 milioni di dollari l'anno.

Storia

Il contesto

 

Nell'autunno del 1929 Enzo Ferrari aveva ottenuto una preliminare promessa di partecipazione, dalla Pirelli e dall'Alfa Romeo, a una eventuale squadra corse. L'idea di Ferrari era quella di creare una struttura esterna alle due aziende che le sollevasse dagli oneri e dai costi organizzativi, trasferendoli sui gentleman-driver desiderosi di competere, e sugli organizzatori dei vari circuiti, disposti a pagare sostanziosi ingaggi pur di avere piloti celebri che attirassero il pubblico. Le prime adesioni furono quelle dei fratelli Alfredo e Augusto Caniato, gentleman-driver ferraresi ai quali Enzo Ferrari aveva appena venduto un'Alfa Romeo 6C 1500 Corsa, disposti a sborsare una sostanziosa porzione del capitale necessario.



La fondazione

Palazzo Ghisilardi Fava, dove fu decisa la fondazione della Scuderia.



 


L'occasione per completare la cordata di finanziatori si presentò il 12 ottobre, nel corso delle celebrazioni per il record mondiale di velocità conquistato a Cremona da Baconin Borzacchini su Maserati Tipo V4. Per festeggiare il primato della casa felsinea, il podestà Leandro Arpinati e l'Automobile Club avevano organizzata una cena di gala, nella Casa del Fascio di Bologna, alla quale erano invitati piloti, personalità della politica e dello sport, oltre a facoltosi appassionati. Fu al termine di quella cena che a Enzo Ferrari e Alfredo Caniato si aggiunse Mario Tadini, facoltoso pilota bolognese. Caniato e Tadini si assunsero le spese di gestione, e la fondazione della scuderia venne decisa in quella sera.
Per i dettagli dell'accordo fu incaricato l'avvocato Enzo Levi, padre del più noto Arrigo, che riuscì a comporre gli oneri, le esigenze e gli obiettivi delle varie parti in una bozza di atto costituente, poi formalizzato il 16 novembre dal notaio Alberto Della Fontana e omologato dal tribunale di Modena il 29 novembre 1929. Veniva così fondata ufficialmente la Società Anonima Scuderia Ferrari, con sede a Modena in Via Trento e Trieste, per la durata prevista di due anni, dal 16 novembre 1929 al 16 novembre 1931, con il dichiarato scopo di "compera di automobili da corsa di marca Alfa Romeo e partecipazione colle stesse alle Corse incluse nel calendario nazionale sportivo e nel calendario della Associazione Nazionale Automobil Clubs". La neonata squadra automobilistica si legò quindi all'Alfa Romeo, che divenne fornitrice del team modenese, soprattutto perché, così facendo, aveva la possibilità di partecipare a più gare e di aumentare la popolarità del proprio marchio, sopportando minori spese.
Il 15 gennaio 1930 si riunì per la prima volta il consiglio di amministrazione della S.A. Scuderia Ferrari nelle persone di Alfredo Coniato, Enzo Ferrari e Mario Tadini. La riunione ebbe luogo a Bologna in via Montegrappa 6 nei locali dell'Agenzia Alfa Romeo. In tale data la situazione della società era la seguente:
  • Presidente: Mario Tandini
  • Consigliere Delegato - Direttore: Enzo Ferrari
  • Capitale sociale: 200 000 lire
  • Numero azioni: 200
  • Azionariato: Alfredo e Augusto Caniato e Mario Tandini(130 azioni per 130 000 lire), Enzo Ferrari (50 azioni per 50 000 lire), S.A. Alfa Romeo (10 azioni per 10 000 lire), Ferruccio Testi (5 azioni per 5 000 lire), S.A. Pirelli (5 azioni per 5 000 lire).

 


L'esordio

La squadra esordì alla IV Mille Miglia, il 26 marzo 1930, mettendo in campo tre Alfa Romeo 6C 1750 condotte da Luigi Scarfiotti, Eugenio Siena e Mario Tadini, ma nessuno dei tre piloti raggiunse il traguardo. L'anno seguente Enzo Ferrari riuscì a creare la propria squadra corse ufficiale, che comprendeva anche piloti del calibro di Tazio Nuvolari e Luigi Fagioli, e che colse negli anni seguenti importanti risultati, tra cui vittorie alla Targa Florio e alla 24 Ore di Le Mans, esordendo quindi anche nelle competizioni internazionali. Nel 1933, però, l'Alfa Romeo si ritirò dalle competizioni e cedette le sue vetture a Ferrari.



Visti gli ottimi risultati conseguiti dalla S.A. Scuderia Ferrari, l'Alfa Romeo cominciò a pianificare il ritorno ufficiale alle competizioni. Dopo avere raggiunto un accordo con l'Alfa, il 30 dicembre 1937, la S.A. Scuderia Ferrari venne liquidata ed Enzo Ferrari venne assunto come direttore sportivo della neonata Alfa Corse. A causa però di numerosi contrasti e divergenze d'opinione con i vertici dell'azienda, l'avventura durò molto poco e già nel 1939 il Drake ruppe i rapporti con l'Alfa Romeo e fondò a Modena nuovamente una propria impresa, la Auto Avio Costruzioni, che dopo alcuni anni e scaduti i termini del contratto con la casa milanese (che gli impediva di realizzare vetture sportive), subito si dedicò alla creazione di queste ultime. Quattro anni più tardi gli stabilimenti della Auto Avio Costruzioni vennero trasferiti a Maranello.


Il logo del cavallino e il marchio Ferrari

 

Nei primi due anni di attività le vetture della Scuderia Ferrari non ebbero un proprio logo e continuarono a mostrare, più o meno regolarmente, il Quadrifoglio di Sivocci, molto ben visto dai piloti per ragioni scaramantiche. Allo scadere dell'atto costitutivo originario che vide ritirarsi i finanziatori Caniato e Tadini, su consiglio di Taruffi, Enzo Ferrari decise di estendere l'attività della scuderia anche alle gare motociclistiche. La Grande depressione, infatti, aveva di molto ridotto sia il numero delle case automobilistiche, sia gli investimenti sportivi di quelle sopravvissute, lasciando in libertà molti piloti di gran fama e valore.
Per maggiormente evidenziare l'appartenenza alla Scuderia Ferrari dei mezzi in gara, si decise di dotarli del celeberrimo Cavallino Rampante, un tempo simbolo dell'asso dell'aviazione Francesco Baracca. L'acquisizione del logo fu così raccontata dallo stesso Enzo Ferrari:
« Quando nel 1923 vinsi il primo circuito del Savio che si correva a Ravenna, conobbi il Conte Enrico Baracca e in seguito la Contessa Paolina, genitori dell'eroe. Fu la Contessa che un giorno mi disse: "Ferrari, perché non mette sulle sue macchine il Cavallino Rampante di mio figlio? Le porterà fortuna". Conservo ancora la fotografia dell'aviatore con la dedica dei genitori in cui mi affidano l'emblema del Cavallino. Il Cavallino era e rimarrà nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore della città di Modena. »



Le prime vetture a scendere in gara con lo stemma del Cavallino Rampante in campo giallo furono le due Alfa Romeo 8C 2300 Mille Miglia Zagato Spider passo corto schierate dalla Scuderia alla 24 Ore di Spa del 9 luglio 1932, che si classificarono al 1º e 2º posto con gli equipaggi Brivio/Siena e Taruffi/D'Ippolito.
Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1950 la Auto Avio Costruzioni fu tra le prime squadre a gareggiare nel nuovo campionato mondiale di Formula 1. Siccome i clienti privati che gareggiavano con vetture Ferrari erano sempre più numerosi, nel 1952 venne deciso di utilizzare nuovamente, per le competizioni in cui l'azienda si impegnava direttamente con proprie autovetture, lo stemma e la denominazione Scuderia Ferrari già utilizzati negli anni 1930.

Gestione Sportiva

I principali ruoli definiti per la Gestione Sportiva attualmente sono:
 Scuderia:

  • Piloti: Sebastian Vettel, Kimi Räikkönen
  • Team Principal: Maurizio Arrivabene
  • Direttore tecnico: Mattia Binotto
  • Direttore dell'ingegneria: Jock Clear
  • Direttore sportivo: Diego Ioverno
  • Direttore ufficio stampa: Alberto Antonini
  • Event Manager: Jonathan Giacobazzi
  • Responsabile logistica: Sergio Bondi
  • Direttore commerciale: Lucia Pennesi
  • Direttore Ferrari Corse Clienti e Competizioni GT: Antonello Coletta
  • Direttore motori ed elettronica: Mattia Binotto
  • Chief designer: Simone Resta
  • Direttori aerodinamici: Enrico Cardile, David Sanchez
  • Collaudatori: Marc Gené, Davide Rigon, Jean-Éric Vergne, Antonio Giovinazzi
 Direzione tecnica


  • Responsabile strutture Frontend veicolo: Matteo Parlamento
  • Deputy Chief designer: Fabio Montecchi
  • Ingegneria di pista
    • Ingegneri di pista: David Greenwood, Riccardo Adami
    • Responsabile squadra test: Filippo Petrucci
    • Performance engineer: Edoardo Brosco, Matteo Togninalli, Carlo Santi
    • Sviluppo e performance gomme: Daniele Giordano
  • Progettisti ufficio tecnico
    • Responsabile Tiziano Battistini
    • Gruppo cambio: Davide Piccinini (responsabile), Francesco Mucci
    • Gruppo meccanica: Bruno Petrini (responsabile), Oto Tortorella, Giorgio Rossetti, Roberto Casali
    • Gruppo operazioni veicolo: David Baker (responsabile) Marco Sala, Piero Delorenzi, Giuliano Zini
    • Gruppo idraulica e raffreddamento: Cristiano Altan (responsabile), Luca Brunatto, Luca Pomicino, Marcello Bianchini
    • Gruppo compositi: John Lockwood (responsabile), Marco Fornara, Fabrizio Gnugnoli, Giancarlo Costantini, Dino Pesavento, Simone Chiari, Marco D'Ascenzo
  • Ricerca & sviluppo: Nick Collet, Andrea Candelpergher, Marco Civinelli, Scott Vizniowski


 Elettronica


  • Responsabile elettronica: Stefano Lovera
  • Responsabile test pista: Alessandro Quartieri
  • Ingegneri di pista: Sandro Selva, Stefano Romeo
  • Qualità e produzione: Diego Tavani
  • Responsabile ufficio tecnico: Dennis Virdis
  • Elettrauto: Francesco Cigarini, Davide Padovani, Stefano Libbra

Montaggio telaio e cambio
 
 
  • Meccanico montaggio cambio: Luciano Prandini, Marco Belli
  • Ingegnere cambista: Paolo Crespiatico
  • Meccanico montaggio telaio: Filippo Miliani, Carlo Gruzza, Andrea Genoni, Davide Zigola, Andrea Di Musciano, Emerson Venturelli
  • Responsabile assemblaggio veicolo e operazioni di pista: Piero Ioverno

Direzione motore
 
 
  • Responsabile Team esterni: Claudio Albertini
  • Responsabile affidabilità motori: Enrico Gualtieri
  • Responsabile assemblaggio motore e ERS: Marco Inoretti


Competizioni

La Scuderia Ferrari è stata impegnata in vari tipi di competizioni automobilistiche, in particolar modo in quelle per monoposto, dove svetta il Campionato del Mondo di Formula 1, e per vetture Sport Prototipo e Gran Turismo, la cui massima espressione fino al 1992 è stata il Campionato del Mondo Sport Prototipi. Nei suoi primi anni di vita, inoltre, la Scuderia Ferrari si è impegnata anche nel motociclismo.

 

Automobilismo

Formula 1
 
 Il debutto della Scuderia Ferrari nel Campionato del Mondo di Formula 1 risale al 1950 al GP di Monaco, la seconda prova stagionale. La prima pole position e la prima vittoria arrivarono invece l'anno seguente al GP di Gran Bretagna grazie a José Froilán González.


 La Scuderia Ferrari è l'unica squadra ad aver partecipato a tutte le stagioni ed è quella che detiene il maggior numero di record, tra cui 15 Titoli Piloti (il primo conquistato nel 1952 con Alberto Ascari e l'ultimo conseguito nel 2007 con Kimi Räikkönen) e 16 Costruttori (il primo nel 1961 e l'ultimo nel 2008). Inoltre è quella che ha messo a segno più successi in un singolo Gran Premio, 224.
Michael Schumacher è stato il pilota più vittorioso alla guida di una Ferrari, avendo collezionato 5 Titoli Piloti (dal 2000 al 2004) e 72 trionfi (dal 1996 al 2006) nell'arco di 179 gare (record di presenze di un pilota con la Scuderia Ferrari).
I piloti titolari della Scuderia Ferrari per la stagione 2016 sono Sebastian Vettel e Kimi Räikkönen.


Sport Prototipo e Gran Turismo

 

La Scuderia Ferrari primeggiò nel Campionato del Mondo Sport Prototipi fin dalla sua istituzione nel 1953, rivaleggiando con le più grandi case automobilistiche del mondo (celebri furono le "guerre" Cobra-Ferrari e Ferrari-Ford negli anni 1960) e continuò a gareggiare in questa serie fino al 1973. Successivamente, per volere di Enzo Ferrari, si ritirò, per concentrarsi esclusivamente sulla Formula 1.
Tra le sue vittorie, la Ferrari conseguì 12 Titoli Costruttori, un record che solo Porsche ha in seguito eguagliato (correndo però fino alla soppressione della serie nel 1992). Inoltre si è aggiudicata 9 volte la 24 Ore di Le Mans, con l'ultimo trionfo datato 1965 a opera della 250 LM gestita dal North American Racing Team. Anche in Nord America ha ottenuto innumerevoli successi in corse importanti come la 24 Ore di Daytona e la 12 Ore di Sebring.
La Ferrari è oggi impegnata nel settore delle Gran Turismo con il dipartimento Ferrari Corse Clienti, nato nel 1993 per affiancare l'operato della Scuderia Ferrari con le monoposto. Tale struttura fornisce supporto tramite la divisione Competizioni GT ai team clienti che partecipano ai numerosi Campionati GT presenti a livello globale. Tra questi il più importante è il Campionato del Mondo Endurance FIA, sorto nel 2012 dalla collaborazione tra la FIA e l'ACO a seguito della cancellazione nel 1992 del Campionato del Mondo Sport Prototipi. In tale serie la Ferrari ha ottenuto 4 Titoli Costruttori GT e 2 Piloti GT.
Qui di seguito sono riportati i risultati più prestigiosi messi a segno dalla Scuderia Ferrari o dalle proprie squadre clienti con vetture Sport Prototipo e Gran Turismo:
  • Campionato del Mondo Sport Prototipi: 12 Titoli Costruttori (1953, 1954, 1956, 1957, 1958, 1960, 1961, 1962, 1963, 1964, 1967 e 1972).
  • Campionato del Mondo Endurance FIA: 4 Titoli Costruttori GT (2012, 2013, 2014 e 2016) e 2 Piloti GT (2013 e 2014).
  • 24 Ore di Le Mans: 9 vittorie assolute (1949, 1954, 1958, 1960, 1961, 1962, 1963, 1964 e 1965).
  • 24 Ore di Daytona: 5 vittorie assolute (1963, 1964, 1967, 1972 e 1998).
  • 12 Ore di Sebring: 12 vittorie assolute (1956, 1958, 1959, 1961, 1962, 1963, 1964, 1970, 1972, 1995, 1997 e 1998).
  • Targa Florio: 7 vittorie assolute (1948, 1949, 1958, 1961, 1962, 1965 e 1972).
  • Mille Miglia: 7 vittorie assolute come Costruttore (1948, 1949, 1950, 1951, 1952, 1953 e 1957).
  • Carrera Panamericana: 2 vittorie assolute (1951 e 1954).
  • FIA GT Championship: 2 Titoli Team GT1 (2003 e 2004) e 3 Piloti GT1 (2003, 2004 e 2005), 3 Titoli Costruttori GT2 (2006, 2007 e 2009), 5 Team GT2 (2001, 2006, 2007, 2008 e 2009) e 4 Piloti GT2 (2001, 2006, 2007 e 2008).
  • ALMS: 1 Titolo Costruttori GT2 (2007), 2 Team GT2 (2006 e 2007) e 1 Piloti GT2 (2007).
  • Petit Le Mans: 1 vittoria assoluta (1998) e 6 nelle classi GT (2008, 2009, 2011 nei raggruppamenti GT e GTE AM, 2012 e 2016).

Ferrari Challenge

Il Ferrari Challenge è una competizione sportiva monomarca creata nel 1992 per i possessori della Ferrari 348 che volevano essere coinvolti nelle competizioni. Comprende tre campionati ufficiali: negli Stati Uniti, in Italia e in Europa. I concorrenti di ciascuna serie si riuniscono in un evento annuale, le Finali Mondiali. Dal 2007, il Ferrari Challenge utilizza esclusivamente la Ferrari F430. Tuttavia, è possibile utilizzare anche la nuova versione Challenge della 458 Italia.
Dal 2017 la 458 Italia, verrà sostituita dalla nuova 488.
Attualmente ci sono tre serie distinte, ma nel 2001, il numero di campionati era di cinque, con tre serie in Europa, una negli Stati Uniti, e una in Giappone. Dal 2001, il Ferrari Challenge è gestito dalla Ferrari, con la creazione del Reparto Corse Clienti.
Il Ferrari Challenge ha anche ispirato altre serie nazionali a livello di club campionati che non sono direttamente affiliati con la Ferrari stessa. Il Ferrari Scandinavia Challenge è un campionato non ufficiale con eventi in Finlandia, Svezia e Danimarca. È stato creato nel 2001 e non è esclusiva per le vetture più recenti Challenge. Nel Regno Unito vi è una serie simile non ufficiale che comprende tre campionati per auto vecchie, che è organizzata dal Club Ferrari Owners.


Motociclismo

La Scuderia Ferrari è stata impegnata anche in competizioni motociclistiche dal 1932 al 1934 con moto di marca Rudge e Norton, conquistando 3 titoli nazionali e 44 vittorie.
 
 

Statistiche

 

Formula 1

Titoli mondiali
 
 

 Stagione


Campionato piloti Campionato costruttori
1952 Italia Alberto Ascari -
1953 Italia Alberto Ascari -
1956 Argentina Juan Manuel Fangio -
1958 Regno Unito Mike Hawthorn -
1961 Stati Uniti Phil Hill Stati Uniti Phil Hill
Germania Ovest Wolfgang von Trips
1964 Regno Unito John Surtees Regno Unito John Surtees
Italia Lorenzo Bandini
1975 Austria Niki Lauda Austria Niki Lauda
Svizzera Clay Regazzoni
1976 - Austria Niki Lauda
Svizzera Clay Regazzoni
1977 Austria Niki Lauda Austria Niki Lauda
Argentina Carlos Reutemann
Canada Gilles Villeneuve
1979 Sudafrica Jody Scheckter Sudafrica Jody Scheckter
Canada Gilles Villeneuve
1982 - Canada Gilles Villeneuve
Francia Didier Pironi
Francia Patrick Tambay
Italia Stati Uniti Mario Andretti
1983 - Francia René Arnoux
Francia Patrick Tambay
1999 - Germania Michael Schumacher
Regno Unito Eddie Irvine
Finlandia Mika Salo
2000 Germania Michael Schumacher Germania Michael Schumacher
Brasile Rubens Barrichello
2001 Germania Michael Schumacher Germania Michael Schumacher
Brasile Rubens Barrichello
2002 Germania Michael Schumacher Germania Michael Schumacher
Brasile Rubens Barrichello
2003 Germania Michael Schumacher Germania Michael Schumacher
Brasile Rubens Barrichello
2004 Germania Michael Schumacher Germania Michael Schumacher
Brasile Rubens Barrichello
2007 Finlandia Kimi Räikkönen Brasile Felipe Massa
Finlandia Kimi Räikkönen
2008 - Finlandia Kimi Räikkönen
Brasile Felipe Massa
Piloti vincitori
Pilota Anni Titoli mondiali Gran Premi Vittorie
Germania Michael Schumacher 1996-2006 5 179 72
Austria Niki Lauda 1975-1977 2 57 15
Italia Alberto Ascari 1950-1954 2 27 13
Finlandia Kimi Räikkönen 2007-2009, 2014- 1 111 9
Regno Unito John Surtees 1963-1966 1 30 4
Argentina Juan Manuel Fangio 1956 1 8 4
Regno Unito Mike Hawthorn 1953-1955 1 35 3
Stati Uniti Phil Hill 1958-1962 1 31 3
Sudafrica Jody Scheckter 1979-1980 1 28 3
Brasile Felipe Massa 2006-2013 - 139 11
Spagna Fernando Alonso 2010-2014 - 96 11
Brasile Rubens Barrichello 2000-2005 - 102 9
Canada Gilles Villeneuve 1977-1982 - 66 6
Belgio Jacky Ickx 1968, 1970-1973 - 55 6
Austria Gerhard Berger 1987-1989, 1993-1995 - 96 5
Argentina Carlos Reutemann 1976-1978 - 34 5
Francia Alain Prost 1990-1991 - 30 5
Svizzera Clay Regazzoni 1970-1972, 1974-1976 - 73 4
Regno Unito Eddie Irvine 1996-1999 - 65 4
Italia Michele Alboreto 1984-1988 - 80 3
Francia René Arnoux 1983-1985 - 80 3
Germania Sebastian Vettel 2015- - 39 3
Regno Unito Nigel Mansell 1989-1990 - 31 3
Francia Didier Pironi 1981-1982 - 25 2
Francia Patrick Tambay 1982-1983 - 23 2
Francia Jean Alesi 1991-1995 - 79 1
Italia Lorenzo Bandini 1962-1967 - 28 1
Italia Stati Uniti Mario Andretti 1971-1972, 1982 - 13 1

Risultati in Formula 1

 La Ferrari ha ottenuto un successo ineguagliato in Formula 1 e detiene sostanzialmente tutti i record significativi, tra i quali:


  • Maggior numero di Campionati Costruttori: 16
  • Maggior numero di Campionati Piloti: 15
  • Maggior numero di Gran Premi disputati: 929
  • Maggior numero di vittorie in assoluto: 224
  • Maggior numero di podi in assoluto: 707
  • Maggior numero di doppiette: 81
  • Maggior numero di pole position in assoluto: 208
  • Maggior numero di punti in assoluto: 6 660,5
  • Maggior numero di giri veloci in assoluto: 237
  • Maggior numero di stagioni consecutive con almeno una vittoria in ognuna di esse: 20 (1994-2013)

Vetture

 

F1

 Le vetture con cui la Scuderia Ferrari ha corso in Formula 1 sono:



  • Ferrari 125 F1 (1950)
  • Ferrari 166 F2-50 (1950)
  • Ferrari 275 F1 (1950)
  • Ferrari 340 F1 (1950)
  • Ferrari 375 F1 (1950, 1951)
  • Ferrari 212 F1 (1951, 1952)
  • Ferrari 500 F2 (1951, 1952, 1953)
  • Ferrari 375 Indy (1952) P
  • Ferrari 166 C (1953) P
  • Ferrari 553 F1 (1953-1954)
  • Ferrari 625 F1 (1954-1955)
  • Ferrari 555 F1 (1955-1956) P nel 1956
  • Ferrari D50 (1955, 1956, 1957)
  • Ferrari 801 F1 (1957)
  • Ferrari 246 F1 (1958) P
  • Ferrari 256 F1 (1959)
  • Ferrari 246 P (1960)
  • Ferrari 156 P (1960)
  • Ferrari 156 F1 (1961, 1962) P nel 1961
  • Ferrari 156 F1-63 (1963, 1964)
  • Ferrari 158 F1 (1964, 1965) P nel 1964
  • Ferrari 512 F1 (1965, 1966)
  • Ferrari 246 F1-66 (1966)
  • Ferrari 312 F1 (1966, 1967, 1968, 1969)
  • Ferrari 312 B (1970, 1971, 1972)
  • Ferrari 312 B2 (1971, 1972, 1973)
  • Ferrari 312 B3 (1973)
  • Ferrari 312 B3-74 (1974, 1975)
  • Ferrari 312 T (1975, 1976) PM nel 1975
  • Ferrari 312 T2 (1976, 1977, 1978) M nel 1976, PM nel 1977
  • Ferrari 312 T3 (1978)
  • Ferrari 312 T4 (1979) PM
  • Ferrari 312 T5 (1980)
  • Ferrari 126 CK (1981)
  • Ferrari 126 C2 (1982) M
  • Ferrari 126 C2B (1983) M
  • Ferrari 126 C3 (1983) M

  • Ferrari 126 C4 (1984)
  • Ferrari 156-85 (1985)
  • Ferrari F1-86 (1986)
  • Ferrari F1-87 (1987)
  • Ferrari F1-87/88C (1988)
  • Ferrari 640 F1 (1989)
  • Ferrari 641 F1 (1990)
  • Ferrari 641/2 F1 (1990)
  • Ferrari 642 F1 (1991)
  • Ferrari 643 F1 (1991)
  • Ferrari F92 A (1992)
  • Ferrari F92 AT (1992)
  • Ferrari F93 A (1993)
  • Ferrari 412 T1 (1994)
  • Ferrari 412 T1/B (1994)
  • Ferrari 412 T2 (1995)
  • Ferrari F310 (1996)
  • Ferrari F310B (1997)
  • Ferrari F300 (1998)
  • Ferrari F399 (1999) M
  • Ferrari F1-2000 (2000) PM
  • Ferrari F2001 (2001) PM
  • Ferrari F2002 (2002) PM
  • Ferrari F2003GA (2003) PM
  • Ferrari F2004 (2004) PM
  • Ferrari F2004M (2005)
  • Ferrari F2005 (2005)
  • Ferrari 248 F1 (2006)
  • Ferrari F2007 (2007) PM
  • Ferrari F2008 (2008) M
  • Ferrari F60 (2009)
  • Ferrari F10 (2010)
  • Ferrari 150º Italia (2011)
  • Ferrari F2012 (2012)
  • Ferrari F138 (2013)
  • Ferrari F14 T (2014)
  • Ferrari SF15-T (2015)
  • Ferrari SF16-H (2016)
Tra parentesi sono indicati i campionati mondiali a cui ha partecipato la vettura. "P" indica che la vettura ha vinto il campionato mondiale piloti, "M" che ha vinto quello costruttori.


 

Sport, Prototipo e Sport Prototipo

  • 125 S (1947)
  • 159 S (1947)
  • 166 S (1948)
  • 166 SC (1948)
  • 166 MM (1948)
  • 166 Inter Corsa (1948)
  • 166 Inter Sport (1948)
  • 195 S (1950)
  • 340 America (1950)
  • 212 Export (1951)
  • 225 S (1951)
  • 250 S (1952)
  • 340 Mexico (1952)
  • 250 MM (1953)
  • 166 MM-53 (1953)
  • 735 S (1953)
  • 340 MM (1953)
  • 375 MM (1953)
  • 500 Mondial (1953)
  • 625 TF (1953)
  • 375 Plus (1954)
  • 750 Monza (1954)
  • 250 Monza (1954)
  • 118 LM (1955)
  • 121 LM (1955)
  • 860 Monza (1956)
  • 410 S (1956)
  • 290 MM (1956)
  • 625 LM (1956)
  • 500 TR (1956)
  • 290 S (1957)
  • 315 S (1957)
  • 335 S (1957)
  • 500 TRC (1957)
  • 250 Testa Rossa (1957)
  • Dino 196 S (1958)
  • Dino 246 S (1958)
  • 246 SP (1961)
  • 196 SP (1962)
  • 286 SP (1962)
  • 248 SP (1962)
  • 268 SP (1962)
  • 330 LMB (1962)
  • 250 P (1963)
  • 250 Le Mans (1963)
  • 330 P (1963)
  • 275 P (1964)
  • Dino 166 P (1965)
  • Dino 206 S (1966)
  • Dino 206 SP (1965)
  • 275 P2 (1965)
  • 330 P2 (1965)
  • 365 P2 (1965)
  • 365 P2/3 (1966)
  • 330 P3 (1966)
  • 330 P3/4 (1967)
  • 330 P4 (1967)
  • 412 P (1967)
  • 350 CanAm (1967)
  • 612 CanAm (1968)
  • 212 E (1969)
  • 312 P (1969)
  • 512 S (1970)
  • 512 M (1970)
  • 312 PB (1971)
  • 712 CanAm (1971)
  • 333 SP (1994)

 

 Gran Turismo

 

  • 250 GT Berlinetta (1956)
  • 250 GT Berlinetta passo corto (1959)
  • 250 GT California (1959)
  • 250 GTO (1962)
  • 275 GTB Competizione (1965)
  • 365 GTB/4 Competizione (1971)
  • 512 BB LM (1978)
  • F40 LM (1989)
  • F40 Competizione (1989)
  • 348 GT Competizione (1993)
  • F40 GTE (1994)
  • F50 GT (1996)
  • 550 Maranello GTS (2001)
  • 360 Modena GT (2001)
  • 575M Maranello GTC (2003)
  • 360 Modena GTC (2004)
  • F430 GTC (2006)
  • F430 GT3 (2006)
  • F430 Scuderia GT3 (2008)
  • 458 Italia GTC (2011)
  • 458 Italia GT3 (2011)
  • 458 Italia Grand AM (2012)
  • 488 GTE (2016)
  • 488 GT3 (2016)

Altre monoposto

  • 637 (1986)

Ferrari Challenge

 

  • 348 Challenge (1993)
  • F355 Challenge (1995)
  • 360 Modena Challenge (2000)
  • F430 Challenge (2006)
  • 458 Italia Challenge (2011)
  • 488 Challenge (2016)

Programma XX

  • FXX (2005)
  • 599XX (2010)
  • FXX K (2014)

 

La mia grande passione fin da bambino è la ferrari e sono appassionato di Formula 1!!!